Aidone. Due imprenditori aidonesi, G.C. di 43 anni e L.N. di 54 anni, difesi dagli avvocati Giovanni Grasso e Salvatore Cannata del foro di Catania, sono stati rinviati a giudizio per appropriazione indebita in quanto soci del caseificio “Centroform” si erano appropriati degli utili prodotti dal caseificio negli anni 2003 e 2004 e della quota del 25 per cento spettante al terzo socio. Giovanni Minacapilli per un ammontare di circa 41 mila euro, rifiutandosi tra l’altro di riconoscere allo stesso le somme che gli spettavano.
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Aidone. Due imprenditori aidonesi, G.C. di 43 anni e L.N. di 54 anni, difesi dagli avvocati Giovanni Grasso e Salvatore Cannata del foro di Catania, sono stati rinviati a giudizio per appropriazione indebita in quanto soci del caseificio “Centroform” si erano appropriati degli utili prodotti dal caseificio negli anni 2003 e 2004 e della quota del 25 per cento spettante al terzo socio. Giovanni Minacapilli per un ammontare di circa 41 mila euro, rifiutandosi tra l’altro di riconoscere allo stesso le somme che gli spettavano. Giovanni Minacapilli, difeso dagli avvocati Antonio Impellizzeri e Carmelo Lombardo, aveva presentato una querela contro i due soci nel luglio del 2005. L’udienza è stata fissata per il 17 marzo. Una vicenda molto complessa e difficile in tutte le sue sfaccettature visto che addirittura ci sono alcune fatture formalmente emesse dalla società nei confronti del Minicapilli recanti la firma apocrifa dello stesso. I tre erano diventati soci nella gestione di un caseificio che in 25 anni era cresciuto in maniera notevole tanto da inserirsi nella grande distribuzione. I dissapori tra i soci iniziarono quando Giovanni Minicapilli chiese il dettagliato rendiconto con l’assegnazione ad ognuno dei soci degli utili maturati in quegli anni. A quel punto entrarono in gioco commercialisti, avvocati per la quantificazione della somma. Gli incontri si arenarono sulla concreta quantificazione dell’avviamento commerciale e su alcuni immobili, intestati alla società, ma di fatto acquistati con i soldi del Minicapilli. Le trattative si protrassero alle lunghe, furono fatte delle proposte che Giovanni Miniapilli e i suoi consulenti ritennero inaccettabili per cui fu presentata querela perchè lo stesso era stato espropriato dei beni e degli utili del caseificio. A loro difesa i due dichiararono che Minicapilli non aveva alcun ruolo nella società, ma parecchi testimoni, nel corso delle indagini, dichiararono il contrario. Per quanto riguarda le fatture emesse, l’autorità giudiziaria accertò la falsità delle firme. “Ho vissuto momenti difficili – ha dichiarato Giovanni Minicapilli – Al di là delle perdite economiche, sono stato privato di tutto anche della salute dei miei familiari che di questa vicenda ne avevano fatto una malattia. L’udienza del prossimo 17 marzo dovrebbe fare luce in questa vicenda”.
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