Aidone. La rassegna “Teatri di Pietra” apre domani sera – giovedì 10 luglio ore 21.15 - al Teatro antico di Morgantina - Aidone (En)-, uno dei siti archeologici siciliani più ricchi di fascino, ma purtroppo ancora poco conosciuto che apparteneva all'antica città di Morgantion, identificata con certezza solo intorno alla metà degli anni Cinquanta, i cui reperti rinvenuti rivelano la fusione armoniosa e quasi naturale tra la cultura greca e quella sicula.
Il ciclo di spettacoli - sei previsti nel cartellone fino al 2 agosto - comincia con la prima nazionale de “Il Ciclope” la più drammatica delle storie narrate da Omero nell'Odissea, – di cui firma la regia Aurelio Gatti, direttore artistico di Teatri di Pietra - la più crudele e dolorosa fra le avventure affrontate da Odisseo. La storia dell'incontro con il gigante Polifemo, la morte dei compagni dell'eroe divorati dal mostro con una progressiva, disumana "selezione", l'audace e astuta impresa dell'accecamento rivivono sulla scena euripidea in quella sorta di "opera buffa" che è il dramma satiresco, un tipo di composizione unico nel suo genere e di cui il Ciclope è la sola, preziosa testimonianza, pervenuta a noi per intero. Per un curioso scherzo della sorte, l'unico dramma satiresco giunto a noi appartiene all'autore che più appare lontano dall'universo di un simile scherzoso genere drammatico: il Ciclope euripideo, che traspone in chiave comica l'avventura più celebre dell'Odisseo omerico, sembra scritto da un autore ben diverso da quello che altrove racconta l'atroce infanticidio di Medea, la follia di Eracle e la disperazione delle mogli degli eroi troiani in attesa di essere portate come schiave in terra greca.
Euripide immagina che, sbarcando nell'isola dei giganti monoculi, Odisseo non vi trovi soltanto il crudele Polifemo: alle dirette dipendenze del Ciclope c'è infatti Sileno, il fido compagno di Dioniso, costretto a prendersi cura del gregge e a tenere pulita la spelonca. La vita di Sileno e dei suoi compagni satiri è dura: lontani da Dioniso, prigionieri in quella terra inospitale, essi soffrono soprattutto per mancanza di vino. Grande è l'entusiasmo del vecchio satiro quando apprende che Odisseo porta con sé la bevanda più famosa del mondo greco, il vino prodotto da Marone, talmente forte da dover essere mescolato con venti parti d'acqua. Con l'arrivo improvviso di Polifemo, la vicenda prende una piega tragica: Sileno tenta di ammansuire il suo padrone accusando Odisseo di aver cercato di rubare il gregge del Ciclope; questi rifiuta le offerte amichevoli di Odisseo e minaccia di ucciderlo insieme ai compagni. A salvare la pelle dell'eroe di Itaca è, come nel poema omerico, il vino. Odisseo fa ubriacare il Ciclope e, con l'aiuto dei satiri, lo acceca, conquistando la libertà per tutti quanti. In effetti, intorno al vino ruota tutto il dramma: il vino risveglia in Sileno e nei suoi compagni il ricordo della felicità perduta e li spinge - in modi diversi - a collaborare con Odisseo; il vino permette al poeta di giustificare la presenza dei satiri - strettamente legati al dio che gli antichi veneravano come lo scopritore della bevanda; il vino è, infine, un vero e proprio deus ex machina, in tutto e per tutto simile alle divinità che nelle tragedie euripidee risolvevano i complicati intrecci provocati dai personaggi. E sarà il vino a condannare il Ciclope sia perché Polifemo ne beve troppo, e s'ubriaca, che per le modalità con le quali egli beve. Convinto dall'astuta lingua di Odisseo, Polifemo rinuncia all'idea di invitare gli altri Ciclopi a bere con lui e finisce così per tracannare da solo il nettare divino, contravvenendo alle regole auree del simposio, che prevedevano che il vino dovesse essere sempre gustato in compagnia: la sbornia e il conseguente accecamento sono in definitiva la punizione di Dioniso nei confronti di chi (per ignoranza e per ingordigia) non è capace di fare buon uso del suo dono all'umanità.
Lo spettacolo “Il Ciclope” replicherà nello stesso sito venerdì 11 luglio per poi spostarsi a Selinunte (sabato 12 luglio) ed Eraclea Minoa (domenica 13 luglio)
Con Ernesto Lama (Sileno), Sebastiano Tringali (Ulisse), Raffaele Gangale (Ciclope), Eugenio Dura (attendente) ed i ragazzi del laboratorio “Il Teatro dei Territori” nei panni del Coro dei Satiri: Stefania Amata, Valentina Baudo, Sergio Beer*****, Oriana Cardaci, Giorgia Cipolla, Giulia Clemente, Alfonso D’Angelo, Duilio Greca, Filippa Ilardo, Sonia Inveninato,Silvia Leanza, Alessandro Liccardi, Veronica Mancuso, Raffaella Marino, Marianna Palillo, Elio Provitina, Rossana Rizza, Rocco Rizzo, Flavia Spanò, Gabriele Santoro, Sabrina Sproviero - diretti da Cinzia Maccagnano.
Testo da Euripide
Drammaturgia: Sebastiano Tringali- Aurelio Gatti – Cinzia Maccagnano
Regia e movimenti: Aurelio Gatti
Scene e costumi: Hystrio Image
Informazioni al numero verde: 800.024060 – Inizio spettacoli ore 21.15
Biglietti: intero € 12,00 – ridotto € 10,00 – ridotto per i residenti di Aidone e per i partecipanti al laboratorio “Il Teatro dei Territori” € 8,00
Nota: vivienna.it