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Il ministro dei Beni culturali dopo il rifiuto di restituire una parte delle sculture trafugate e finite negli Usa: "Sono tutte italiane, non possono esporre opere rubate. Il confronto è stato sospeso da loro. Ma noi vogliamo collaborare".
Il museo replica: "Pronti a incontrare il ministro, ma Atleta e Venere restano qui".
ROMA - L'Italia non cede di una virgola. Le 46 opere d'arte trafugate illegalmente ed esposte al J. Paul Getty Museum di Malibù devono tornare nel nostro Paese. "Non tanto e non solo perché legalmente abbiamo tutte le ragioni e la documentazione ce ne dà atto, ma perché un museo internazionale importante e prestigioso come il Getty non può continuare ad esporre opere che in tutta evidenza sono state sottratte all'Italia". Tra queste i due pezzi ormai simbolo della contesa tra Roma e Malibu: la Venere di Morgantina e l'Atleta bronzeo di Lisippo.
Il giorno dopo il grande rifiuto del Getty di restituire quanto richiesto dal ministero dei Beni culturali - un totale di 46 opere su 52 complessive analizzate: l'Italia ha rinunciato a sei 'pezzi' perché si è appurato che provengono da un altro Paese - dopo una lunga e faticosa trattativa durata almeno sei mesi, tocca a Francesco Rutelli argomentare "la delusione" per la lettera ricevuta dalla fondazione di Los Angeles "che, con una decisione unilaterale, ha interrotto la negoziazione". Rutelli definisce "accordo tombale" la proposta del Getty di restituire solo 26 antichità.
Quasi immediata la replica alle dichiarazioni del ministro. Il direttore del Getty invita Rutelli, in occasione del suo prossimo viaggio negli Usa, a visitare la collezione: "Sono pronto a incontrarlo", scrive Miachel Brand in una nota. Ma ribadisce anche che non ha intenzione di restituire l'Atleta bronzeo e, quanto alla Venere, si continueranno gli studi per appurarne la reale provenienza.
Oggi il vicepremier ai giornalisti ha spiegato come si sia arrivati alla rottura della negoziazione: "Appena venerdì scorso abbiamo ricevuto la delegazione del museo e avevamo deciso di non divulgare gli esiti negativi dell'incontro anche in virtù del viaggio che nei prossimi giorni ci porterà in America per presentare nostre importanti opere al Metropolitan di New York e al Museum Fine Art di Boston". L'uscita - sul New York Times - del direttore del Getty ha spiazzato e irritato il ministro.
"Il confronto è sospeso - spiega Rutelli - E' il museo Getty che lo ha interrotto. Se vuole restituire all'Italia le ventisei opere che per sua stessa ammissione sono state trafugate al nostro paese, lo può fare attraverso la magistratura. Il dovere del nostro governo però, è di chiarire che tutti i musei del mondo che possiedono opere trafugate all'Italia devono restituirle".
Il ministro chiarisce che sono finiti i tempi in cui - anche in Italia - si accettava con "silenziosa tolleranza" il grande traffico di antichità rubate. "Sono moltissime le istituzioni internazionali pubbliche e private che, in questo momento, si stanno rivolgendo a noi per restituirci opere d'arte".
La strategia italiana è limpida anche se Rutelli preferisce non mostrare i muscoli. Il vicepremier non parla né di "embargo", né di altre contromisure verso l'istituzione californiana. Anzi: "Spero - afferma Rutelli - che la strada per la collaborazione e per giungere ad una conclusione positiva si possa riaprire".
E' ovvio, aggiunge che "provvedimenti saranno eventualmente adottati se il confronto non riprenderà. Non voglio precorrere quello che potrebbe accadere; il Getty è una grande istituzione che ha molte relazioni con l'Italia, tutte meritorie. Tra l'altro se fosse raggiunto un accordo ci guadagnerebbe moltissimo perché l'Italia è pronta a prestiti significativi".
Detto questo Rutelli allontana alcuni dubbi. Innanzitutto sull'ormai famoso documento sottoscritto il 5 novembre e considerato "conclusivo" dal Getty Museum. "Non ho mai firmato alcuna intesa con il Getty che potesse escludere dal rientro in Italia parte delle opere che noi riteniamo di nostra proprietà. Secondo voi è mai possibile che il governo italiano faccia una cosa del genere? E' possibile che noi si rinunci volontariamente a opere che, è provato da accertamenti sia giudiziari, sia scientifici, appartengono all'Italia?".
Quindi, è la conclusione, l'Italia non rinuncerà mai né all'Aphrodite, frutto di uno scavo a Morgantina in Sicilia nel 1979, né all'Atleta bronzeo che venne rinvenuto nelle acque di Fano da alcuni pescatori nel 1964, nascosto in Italia e poi fatto espatriare illegalmente per essere rivenduto al Getty. Spiega Rutelli: "Dicono che è stato trovato in acque internazionali? Ebbene noi abbiamo i verbali dei carabinieri che sostengono il contrario, ovvero che la statua venne pescata in acque italiane al largo di Pesaro". E poi ci sono gli affreschi pompeiani trafugati da Boscoreale: "Se non vengono dall'Italia quelli, da dove dovrebbero provenire?" chiede retoricamente il ministro.
Poi Rutelli svela che, in realtà, non sono solo 46 le antichità che l'Italia rivuole dal Getty. "Diciamo che queste abbiamo la certezza che siano nostre, ma stiamo valutando molte altre decine di opere che potrebbero essere frutto di traffici illeciti".
L'istituzione d'arte californiana si dice pronta "a riprendere le trattative". Una interruzione della collaborazione sarebbe "tragica". E spiega che dagli anni '80 il museo ha prestato all'Italia più di 80 opere, "il doppio rispetto al numero di oggetti che l'Italia ha prestato al Getty". E poi finanziamenti, borse di studio, stage. "La tragedia è che entrambi soffriremo se questo straordinario scambio di idee e conoscenze che mira a studiare e conservare il patrimonio culturale italiano viene fermato". Certo, le condizioni non cambiano: restituzione immediata di 26 opere, ricerche sulle origini della Venere, ma nessun compromesso sull'Atleta bronzeo.
Nota: La Repubblica.it"