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Aprile 2006
Il castello Gresti (o di Pietratagliata)

Come raggiungerlo:
percorrere la SS 288 nel tratto Raddusa-Aidone,
imboccando al chilometro 32 il bivio che si immette
nella comunale che costeggia il Gornalunga prima
e il Gresti poi fino al settimo chilometro circa.

Edificato su una enorme rupe silicia naturale, il castello sorge nel territorio di Aidone in contrada Gresti.
Il suo vero nome Pietratagliata deriva proprio dalla rupe quarzarenitica che taglia la valle sottostante in modo perpendicolare rispetto al torrente Gresti, affluente del Gornalunga, e riprende perfettamente la sua struttura completamente scavata nella roccia.
La sua origine è piuttosto incerta; alcuni studiosi parlano di insediamenti già in epoca preistorica, proseguiti poi in età greco-romana, come dimostrerebbe il ritrovamento di monete risalenti a queste dominazioni.
E’, comunque, in epoca arabo-normanna che il castello assunse la conformazione attuale, raggiunta tramite l’ integrazione di strutture risalenti a diversi periodi; si possono, infatti, distinguere varie fasi costruttive.
Nella prima troviamo solo la presenza di grotte, scavate in profondità nella roccia, alla base della rupe e nella zona superiore; nella seconda vediamo la realizzazione di una fortezza di avvistamento e segnalazione sulla cima con la costruzione della torre a pianta quadrata; nella terza tutto il complesso è caratterizzato da un ampliamento, costituito dalla  realizzazione di magazzini, stalle e modeste abitazioni rurali. Per quanto riguarda la sua funzione, esso potrebbe essere stato realizzato, come
molti altri nell’ennese, per ragioni difensive.
Al tempo dell’invasione dell’isola da parte degli arabi (827-965 d.c.), infatti, luoghi abitati grandi e piccoli che, fino a quando era durata la pace di Roma, non avevano avuto bisogno di difendersi, furono costretti a erigere mura e torri arroccandosi sui monti. Molti di questi acrocori rocciosi accolsero intere comunità e, inizialmente, per fornire loro riparo, utilizzarono antichissime grotte ampliandole e collegandole tra loro.
Infatti, molti siti rupestri della provincia di Enna dove, in epoca successiva a quella araba, si insedierà un castello feudale, portano ancora nel loro nome il riferimento ai precedenti ingrottamenti difensivi, come il nostro castello di Pietratagliata di Fesuna.
 Accanto a questa, il castello avrebbe potuto svolgere anche la funzione di torre di avvistamento e di
Clicca per ingrandire controllo della strada, vista la posizione di cui gode. Le prime notizie storiche e documentabili sul maniero risalgono al XIV secolo, quando venne concesso da Federico III a Prandino Capizara di Piazza Armerina; ma anticamente era appartenuto alla nobile famiglia dei Fessinia, da cui il feudo derivò il suo nome. Successivamente passò ai Gioieni, ma nel 1664 esso appartenne alla famiglia del barone Caprini, il quale fece incidere sull’architrave di una finestra ogivale la data 1664 e sopra questa finestra fece mettere una iscrizione latina, la cui traduzione recita:





Clicca per ingrandire“A Dio Ottimo Massimo
O giovinetto,
al quale queste cose appartengono per diritto di Giacomo Caprini,
il quale ne è il Barone e qui risplende col suo antico stemma, ti avanza
Tu godrai non l’orto delle esperidi, ma dei feudi,
del pingue armento di lui e del gregge pascolante.
Felice te, o giovinetto, che ti pasci di aura celeste nella casa del grande eroe
piena di abbondanza. Anno del Signore 1668.”

A questa iscrizione, molto probabilmente dedicata al figlio o un giovane discendente del barone Caprini, è legata una antica leggenda, Clicca per ingrandiresecondo la quale il cavaliere che, passando al galoppo, fosse riuscito a leggere e a capire l’epigrafe avrebbe ritrovato nel castello un tesoro. Questa iscrizione ormai non esiste più, sepolta dal crollo del prospetto settentrionale del castello. Successivamente il maniero ebbe diversi proprietari, fino a quando passò al barone Ignazio La Lumia di Licata, ai cui eredi attualmente appartiene. E’ ad essi che deve essere imputato il grave stato di abbandono in cui versa questo splendido testimone del nostro passato.
Il visitatore che volesse avventurarsi nella visita, non troverebbe altro che la splendida torre alta 36 metri e quasi intatta e una delle grotte. La torre fu costruita con una grande cura, visibile negli spigoli realizzati con l’uso di blocchi di pietra perfettamente squadrati e bene incastrati, alla sua
Clicca per ingrandireterrazza era possibile accedere tramite una scala a chiocciola, oggi inesistente perché distrutta dai crolli; la grotta, invece, ancora accessibile tramite una porta, che anticamente costituiva uno degli accessi al maniero, e una loggia interamente scavata nella roccia, ha una pianta di forma rettangolare e nella parete di fronte l’entrata presenta una finestrella, anch’essa intagliata nella roccia, che prospetta sulla ripida parete della rupe.
Tutto il resto è ormai totalmente inaccessibile a causa dei numerosi crolli che continuano a danneggiare quello che rimane del complesso.
Nonostante questo grave stato di abbandono, il castello di Pietratagliata continua a mantenere il suo antico e misterioso fascino e così arroccato sembra ancora voler sopravvivere per continuare a contemplare e dominare gli sterminati territori siciliani.

 

Trovato S


  

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