header_02
   Registrati
------ |   Il Garante: ''E' illegale 'spiare' gli utenti che scambiano file su Internet'' - di ACu    | |   Blonde Redhead a catania il 4/12 - di aidonow    | |   Castagne e marroni a rischio estinzione - di ACu    | |   IT: 100.000 download per programma Eldy dedicato ai nonni che vogliono usare il - di ACu    | |   Sbarca sul web il centro commerciale in 3D - di ACu    |------
    Menù
  Info
Accesso Libero
Solo Registrati
Aidone
Morgantina
PietreVive
Calendario Eventi
Argomenti Attivi
Archivio News
Note Legali
Invia News
Segnala Evento
Raccomanda sito
Diventa Partner
Contattaci
Lista Utenti
Lista Gruppi
Newsletters
Forums
Arcade (Giochi)
Chat
Downloads
Web Links
Annunci
Virtual Earth
Oroscopo
Meteo
Top Sites
    Link Casuale
Sicily.Enna.it Portale d'informazione su Enna e provincia
Piazza-Armerina.it - Portale d'informazione su Enna e provincia

Se conosci un sito interessante
inseriscilo tra nostri links
.
    Linkaci
Aiutaci a crescere. Metti il nostro link sul tuo sito
AidoneWEB.org


    Votaci su


    contatore
This is my Google PageRank™ - SmE Rank free service Powered by Scriptme

Pagine viste da:
Aprile 2006
Leggende Aidonesi

Ettore Capra, illustre uomo aidonese, ricordando i bei ricordi lasciati nella sua mente infantile dalle leggende raccontategli dalla vecchia nutrice del padre, decise di raccogliere e pubblicare questi racconti ancora vivi nella memoria popolare. Prima di dare una stesura letteraria all’opera, l’autore andò nei diversi quartieri del paese, dove più vive si conservano le tradizioni per sentire dalla viva voce della popolazione questi racconti. Trattandosi di leggende raccolte dal popolo è naturale che l’elemento religioso e fantastico sia dominante. Infatti, in esse sono presenti miracoli di santi e tesori nascosti, elementi che affascinano la fantasia popolare. L’autore ha, quindi, ridotto in forma italiana ciò che ha appreso dalla voce del popolo e anche da alcune persone colte.

La leggenda del Crocifisso di Sant' Anna 

Crocifisso - Chiesa di Sant'AnnaMolto tempo fa, esisteva ad Aidone un convento di monaci francescani vicino alla chiesa di S. Anna. Qui si trovava un frate, che si chiamava Cherubino. Egli era oppresso da un grande dolore, provocatogli dalla sua precedente vita dissoluta, che aveva causato la morte di una giovane donna di appena 18 anni, spinta al suicidio a causa del suo abbandono. In questi momenti di profondo tormento il frate trovava conforto solo nella preghiera a Dio. Egli stava sempre chiuso nella stanza per scolpire un crocifisso sul legno. Il suo lavoro era notevolmente rallentato a causa della tisi di cui soffriva, ma questo non gli importava, la sua unica preoccupazione era quella di ultimare la sua opera d’arte, a cui mancava solo il volto. Una notte, molto provato dalla febbre Fra Cherubino si svegliò e, come ispirato da qualcuno, si accinse a completare il suo lavoro, ma mentre era intento a scolpire cadde in terra svenuto. Quando si svegliò, fu avvolto da una luce candida e, ripresosi dal torpore, cercò di alzarsi ma le forze stremate dalla febbre non lo sostennero, tanto che il povero frate credette di essere ormai sul punto di morire. A questo pensiero, lo colse lo sgomento di non potere portare a compimento il suo lavoro e pieno di amarezza si trascinò fino al crocifisso per morire almeno accanto all’opera che aveva avuto tanta importanza nell’ultima parte della sua vita. Quindi lo guardò attentamente: la piaga dei piedi orribilmente lacerati dal peso del corpo, le ginocchia scorticate e sanguinanti, la ferita del petto che stillava sangue, le mani straziate dai chiodi, il collo rigonfio e contratto e tutto il corpo contorto dagli spasimi della morte; infine, fra Cherubino volle scoprire per l’ultima volta il legno in cui aveva abbozzato la testa, senza portarla a termine, ma inspiegabilmente essa era compiuta e in modo perfetto, mostrando le sofferenze della passione ma anche la luce della grandezza e della bontà divina. Incredibilmente, il capolavoro era stato portato a termine dagli angeli. Con un urlo di gioia incredibile il frate si sollevò e si portò vicino al crocifisso, quindi lo abbracciò e morì; così fu ritrovato dagli altri monaci che si recarono nel coro, dove egli lavorava. Ancora oggi nella chiesa di S. Anna c’è quel crocifisso in ricordo del frate francescano.

La leggenda della chiesa della Madonna Delle Grazie

Nella chiesa della Madonna delle Grazie è custodito un quadro raffigurante la Madonna e il bambino lattante, su di esso si narra un leggenda, secondo la quale un tale che si chiamava Diego Parrinello si recò a Trapani per sciogliere un voto alla Madonna. Lungo la strada incontrò un monaco che, impietosito nel vedere un devoto partito da così lontano, gli consegnò una un’immagine della Madonna dipinta sulla pietra e lo incaricò di posarla nel luogo in cui si fosse fermata la sua mula. Il Parrinello si incamminò con quel caro dono, ma la mula arrivata a cinquanta passi dal paese si fermò, stramazzò a terra e morì. Qui l’uomo depose la pietra raffigurante la Madonna, tolse la bardatura all’animale e se ne tornò a casa. Quando arrivò buttando a terra la bardatura sentì come un suono di monete e, infatti, scucitala, vi trovò tanto denaro da potere comprare una nuova mula. Nel luogo dove si era fermata la povera bestia fu eretto un tempio, dove ancora oggi si venera l’immagine della Madonna. Si tratta di una bella pittura, di cui il trascorrere dei secoli non ha rovinato la vivacità dei colori.

Il tesoro di San Marco 

Chiesa di San MarcoSpesso nelle fresche notti di primavera e nelle calde notti estive, si vedeva vagare, nelle campagne di Aidone, un cavaliere errante che arrivava e spariva in un attimo, tanto che, ai pochi che avevano avuto l’occasione di incontrarlo, sembrava di vedere Satana in persona o San Giorgio. In realtà, il cavaliere vagava disperato in cerca della sua bella fidanzata che gli era stata portata via. Nel suo girovagare senza meta a volte si rivolgeva ai monti, alle erbe e alle valli per chiedere loro se avessero visto la sua bella e se sapessero chi l’aveva rapita. Ma non aveva altra risposta alle sue domande se non un’eco lontana che gli diceva di continuare a camminare. Una sera di Maggio, dopo tre giorni e tre notti di infaticabile cammino, il cavaliere, esausto dalla fatica e più triste del solito, si era lasciato cadere vicino ad un ruscello. Qui accadde un prodigio che lo pietrificò per lo stupore: dalla corolla di una ninfea apparve una bellissima ragazza che gli disse di non tormentarsi più per la perdita della sua amata. Essa, infatti, era stata rapita dalle fate che custodivano il tesoro di San Marco, perchè la ritenevano troppo bella per essere una cosa mortale e ne avevano fatto la loro regina. Gli disse inoltre che il cavaliere che avrebbe spezzato l’incantesimo per riscattare il tesoro, avrebbe ottenuto anche l’anello nuziale della regina, ma per fare questo era necessario giungere alla chiesa di San Marco nel momento in cui aveva luogo la fiera, che si teneva ogni sette anni e in una notte di luna piena. Solo allora se il cavaliere fosse riuscito a spezzare le catene d’oro che legavano il toro bianco della regina al tesoro, avrebbe potuto riscattare la donna e impossessarsi del tesoro nascosto. Ma, la ragazza raccomandò anche al cavaliere di non toccare e di non baciare la regina delle fate sino all’alba del giorno successivo, altrimenti l’avrebbe perduta per sempre. Detto questo la fanciulla sparì. Il cavaliere allora si rimise in cammino, pensando a quanto tempo sarebbe passato prima che la profezia si potesse avverare. Trascorse circa un anno da quel giorno e il cavaliere sempre più scoraggiato, in una notte di plenilunio, si ritrovò nei pressi della chiesa di San Marco, quando all’improvviso sentì voci e rumori in lontananza e avvicinandosi vide la valle adornata a festa: capì subito che la fiera si stava svolgendo proprio quella notte. Fuori di sé dalla gioia si avvicinò ala chiesa, subito il suo arrivo fu accolto dalle urla di giubilo della gente e delle fate. Con lo sguardo il cavaliere cercava la sua bella, quando un dolcissimo coro giunse alle sue orecchie, fu quindi condotto alla chiesa dalle fate. Qui rese grazie a Dio e a San Marco che lo avevano eletto a riscattare il gran tesoro. Fu infine condotto dove si trovava il toro, spezzò le catene che lo tenevano legato al tesoro e alla sua donna, subito dopo un frastuono rimbombò per la valle, che si aprì come uno scrigno da cui si sprigionano mille pietre preziose. Il cavaliere si diresse quindi al castello delle fate e lì trovò la sua bellissima fidanzata. Così grande fu la sua felicità nel rivederla che in un impeto d’amore il cavaliere corse ad abbracciarla e a baciarla. Un urlo acutissimo uscì dalle sua labbra: ” tutto è perduto...per sempre!”. Il cavaliere aveva infatti dimenticato l’ammonimento ricevuto di non toccare la regina delle fate, la quale cominciò ad irrigidirsi fino a che non si trasformò in una statua d’oro, mentre il tesoro sparì e tutto venne avvolto dalle tenebre e dal silenzio. A questo punto, il cavaliere stravolto dal dolore e dal senso di colpa, corse al suo cavallo, si mise in sella e si slanciò al galoppo verso il colle della Moliera, gettandosi nel burrone sottostante.



   Prossima Pagina (2/2) Prossima Pagina

Altro su Aidone
Sections ©
Segnalato da Webtarget.org - Migliorsito.com - < ALL WEB free >
Tutti i loghi ed i marchi sono dei rispettivi proprietari. Il resto è © 2006 AidoneWEB.org
Powered by PHP-Nuke Copyright © 2006 by Francisco Burzi.