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Aprile 2006
Vincenzo Cordova (Poeta e Scrittore)

Terzo di quattro figli, Vincenzo Cordova nacque in Aidone l’8 luglio 1870, da una famiglia che aveva dato i natali a uomini di una certa importanza nel Regno d’Italia che si era appena formato.
Il padre, don Giuseppe, era fratello del senatore Vincenzo Cordova, uno dei protagonisti dei moti rivoluzionari siciliani del 1848, per cui ebbe a subire disagi e persecuzioni da parte dei Borboni, e cugino di Filippo Cordova, Ministro dell’Agricoltura e del Commercio nel primo governo liberale del Cavour. La madre, donna “Moma” (Gerolama) De Arena, apparteneva ad una delle famiglie più in vista di Aidone.

Di gracile costituzione e di salute malferma fino all’età di 12 anni, trascorse nel benessere e nella spensieratezza il periodo dell’adolescenza fino alla morte del padre quando una disposizione testamentaria che prescriveva che i tre fratelli ricevessero la loro educazione nei migliori collegi siciliani, venne disattesa da parte di chi avrebbe dovuto eseguirla e i ragazzi furono mandati in istituti di second’ordine, dove l’insofferenza del Nostro per qualsiasi disciplina e la naturale avversione ai troppo rigidi sistemi educativi del tempo, accompagnati dalla sua scarsa inclinazione allo studio, impedirono al suo “spiritu ribbeddu” l’applicazione necessaria per conseguire un qualsiasi titolo accademico.
Tuttavia da autodidatta, amante delle lettere e delle belle arti, si dotò ugualmente di una buona cultura, dedicando molto tempo alle letture personali, tra cui predilesse soprattutto quella dedicata ai poeti dialettali siciliani, e ad assecondare la sua grande passione per la musica, riuscendo a raggiungere una discreta abilità nell’uso di parecchi strumenti musicali.
La morte di don Giuseppe provocò un profondo cambiamento nella situazione economica della famiglia. Sembra che il fratello del padre, e cioè lo zio senatore, nominato tutore ed esecutore dei minori Cordova, non abbia curato con molta correttezza l’amministrazione dei beni dei nipoti, per cui al raggiungimento della maggiore età i tre fratelli avevano già perso una buona parte di essi, trovandosi ad affrontare una difficile situazione economica resa ancora più precaria dal fatto che non erano in grado di esercitare alcuna attività lavorativa specifica, essendo fino ad allora vissuti delle considerevoli rendite del loro patrimonio.

Nel 1893 prese in moglie Angela Boscarini, dalla quale ebbe due figli, Ernani Giuseppe, musicista, per lungo tempo direttore d’orchestra al teatro Biondo di Palermo e apprezzato primo violino nei teatri di parecchie città italiane (al S. Carlo di Napoli, al Carlo Felice di Genova, alla Scala di Milano con Arturo Toscanini) e Gerolama (Moma), sposa di un ufficiale medico, il dott. Piazza, che per qualche tempo, negli anni sessanta, fu anche sindaco di Aidone.
Le difficili condizioni economiche lo spinsero a cercare fortuna in America, a New York, dove già da tempo si trovava suo fratello Matteo, e dove formò, con altri compaesani, un piccolo complesso musicale col quale suonava senza molta fortuna nei locali pubblici.
Dopo circa un anno di questa esperienza, che non risolse affatto i suoi problemi, ritornò ad Aidone dove non esercitò nessuna attività, continuando a sbarcare il lunario con le modestissime rendite di quanto gli era rimasto e, talvolta, con la vendita di piccoli appezzamenti di terreno, dei quali aveva affidato l’amministrazione a un suo nipote.
Qualche tempo dopo il matrimonio dei figli, la moglie scelse di andare a vivere costantemente ed alternativamente con la loro famiglie e poiché le attività del figlio e del genero li portavano a frequenti trasferimenti di sede in diverse città d’Italia, il Nostro veniva spesso chiamato a trascorrere brevi periodi nelle loro varie residenze.
Ma dovunque andasse, pur apprezzando le bellezze dei luoghi e la vita che vi si svolgeva, il suo pensiero era sempre rivolto ad Aidone che egli ricordava con accorata nostalgia ovunque si trovasse, unico posto dove egli amasse vivere, circondato dagli amici e dai tanti giovani ammiratori con cui trascorreva giorni e notti intere a recitare i versi composti durante la giornata, o ad improvvisarne altri, secondo l’estro del momento.
Alla sua morte, avvenuta in Aidone il 22 aprile 1943, molti rimpiansero la sua simpatica figura di difensore del popolo, l’amico bonario, generoso con tutti, punto di riferimento degli umili contro le angherie e i soprusi del potere.


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