header_02
   Registrati
------ |   Il Garante: ''E' illegale 'spiare' gli utenti che scambiano file su Internet'' - di ACu    | |   Blonde Redhead a catania il 4/12 - di aidonow    | |   Castagne e marroni a rischio estinzione - di ACu    | |   IT: 100.000 download per programma Eldy dedicato ai nonni che vogliono usare il - di ACu    | |   Sbarca sul web il centro commerciale in 3D - di ACu    |------
    Menù
  Info
Accesso Libero
Solo Registrati
Aidone
Morgantina
PietreVive
Calendario Eventi
Argomenti Attivi
Archivio News
Note Legali
Invia News
Segnala Evento
Raccomanda sito
Diventa Partner
Contattaci
Lista Utenti
Lista Gruppi
Newsletters
Forums
Arcade (Giochi)
Chat
Downloads
Web Links
Annunci
Virtual Earth
Oroscopo
Meteo
Top Sites
    Link Casuale
Quì Aidone
Il sito di Don Felice, parroco di Aidone

Se conosci un sito interessante
inseriscilo tra nostri links
.
    Linkaci
Aiutaci a crescere. Metti il nostro link sul tuo sito
AidoneWEB.org


    Votaci su


    contatore
This is my Google PageRank™ - SmE Rank free service Powered by Scriptme

Pagine viste da:
Aprile 2006
Storia di Aidone

Torre Adelasia La stessa cosa si può dire per Casal Gismondo (che nei documenti più antichi è chiamato Casal d'Asmundo), in quanto conosciamo un Gaetano Asmundo giurista del '400. Per quanto riguarda il nome di Aidone, se è inconcepibile etterlo in relazione con improbabili sopravvivenze greche (l'Aidoneus del mito), è ammissibile, anche se non documentato, che possa fare riferimento ad un prefisso ayn (fonte) per la presenza nel passato di una sorgente proprio ai piedi della montagna su cui sorse, senza, però, escludere che esso sia di età normanna, come Rossomanno e Casal Gismondo.  Per gli storici, Aidone faceva parte, insieme a Piazza (oggi Piazza Armerina), dell'estesa signoria del conte Enrico del Vasto, del nobile casato Aleramico del Monferrato, venuto in Sicilia con una schiera di cavalieri lombardi per aiutare Ruggero d'Altavilla a completare la conquista della Sicilia, e che aveva sposato Flandina, sorella del Gran Conte. La sorella Adelasia (o Adelaide) era diventata nel 1089 terza moglie di Ruggero e, alla morte di questi (1101), aveva assunto la reggenza del regno fino al raggiungimento della maggiore età del figlio Ruggero II (1118). Secondo la storiografia più recente, tale signoria comprendeva, oltre Piazza e Aidone, Paternò, dove il conte risiedeva, Butera, Mazzarino, Nicosia, Cerami, Capizzi e forse anche Randazzo. Era una nipote del conte Ruggero, invece, Adelicia (e non Adelasia), contessa di Adernò e Montescaglioso e moglie di Rainaldo Avenel, la quale, secondo una tradizione locale dovuta all'erudito seicentesco Rocco Pirri e fondata probabilmente sull'errata lettura "in territorio Aidonis", invece di "in territorio Adernionis", in una pergamena, nel 1134 avrebbe fondato la chiesa del Priorato di Santa Maria la Cava, il cui campanile ancora oggi  viene chiamato "Torre Adelasia". La chiesa, comunque, appare fin dal XIII secolo soggetta alla Cattedrale di Catania con il nome di Santa Maria Lo Plano, o del Piano, evidentemente perché si trovava nel piano sottostante al centro abitato. Dell'attuale costruzione, soltanto la parte absidale può essere riportata al XII-XIII secolo, mentre la massiccia torre campanaria, con il suo primo ordine con apertura archiacuta senza modanature, chiuso da archetti pensili, ed il secondo con monofore ad arco a tutto sesto sormontate da una modanatura catalaneggiante, va fatta risalire al XV-XVI secolo; il resto della chiesa, compresa la facciata, risente dei rimaneggiamenti subiti nei secoli successivi, e in particolare nel ‘700. Abside Santa Maria La Cava Al periodo normanno-svevo possono farsi risalire pure i resti architettonici più antichi (portaletto laterale) della chiesetta fuori le mura di Sant'Antonio Abate, cui senza fondamento si attribuiscono origini di moschea; così come non ha alcun fondamento la tradizione che vuole la chiesa di San Leone fondata dai Normanni nel 1090 in onore di Leone II. Di questo papa, vissuto nel VII secolo dopo Cristo, gli Aidonesi hanno vantato l'origine, finché hanno creduto di essere gli eredi di Herbita, ma la cosa non ha più senso oggi che si sa che l'antenata di Aidone si chiamava Morgantina, tanto più che gli stessi storici della Chiesa ne escludono anche la nascita erbitense. La prima notizia certa di Aidone ce la dà il geografo arabo al-Idrisi nel "Libro di re Ruggero", scritto a Palermo intorno al 1150: il centro abitato viene segnalato a quindici miglia a sudovest di Castrogiovanni, a nove miglia da Piazza, a dodici da Iudica; ma mentre Castrogiovanni e Piazza vengono definiti "castelli ben fortificati" e Iudica un "robusto casale molto popolato", di Aidone non si dice niente, il che fa pensare trattarsi di un casale aperto di poche decine di famiglie. Non sappiamo, comunque, se e quanto fu coinvolta Aidone (certamente compresa tra i cetera Lombardorum oppida citati dal cronista Falcando) nella rivolta dei Lombardi di Sicilia promossa nel 1160 dall'aleramico Ruggero Sclavo contro re Guglielmo I, e che portò alla distruzione di Piazza e di Butera, ma certamente da allora passò da feudo al demanio. Ed è probabile che la popolazione sia aumentata nei decenni successivi per immigrazione, se i suoi abitanti, soggetti insieme a quelli di Nicosia, Caltagirone e Paternò al servizio di marineria (ius marinarie et lignamine curie), cioè all'obbligo di fornire uomini e legname per la marina regia, sotto Guglielmo II poterono commutare tale servizio con il pagamento di 200 onze l'anno (cioè 6.000 tarì). Quando, nel 1194, Enrico VI di Svevia successe nel regno di Sicilia per avere sposato Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II, il marchese del Monferrato, Bonifacio I, si vantò di avere conquistato per lui Aidone, insieme a Randazzo, Paternò, Piazza, Caltagirone e la stessa Palermo, come ci tramanda il poeta provenzale Rambaldo di Vaqueiras in una delle sue canzoni. Le ribellioni e i disordini seguiti alla morte di Enrico di Svevia e durante la minorità di Federico II, avranno provocato qualche conseguenza nella popolazione della città, se Federico nel 1220, subito dopo essere stato incoronato imperatore, ridusse la quota del servizio di marineria di Aidone da 200 a 30 onze. Secondo Rocco Pirri, nel 1229 Federico II avrebbe autorizzato l'apertura fuori le mura di Aidone di una chiesa dei Templari, che, passata in seguito all'ordine di San Giovanni di Gerusalemme, avrebbe assunto il nome di San Giovanni, senza però conservare nulla, oggi, dell'antica struttura. Aidone non risulta nell'elenco delle dieci città siciliane invitate dall'imperatore al Parlamento di Foggia del 1240, ma un diploma dell'Archivio CapitolaChiesa di San Leonere di Patti, del maggio 1247, ci fornisce i nomi di due notai di Aidone, Simone de Hagio e Giovanni de Manfredo, i quali in un atto riportano una lettera indirizzata da Federico II a Vitale di Sciacca, Maestro Procuratore della Curia per la Sicilia, in quel momento ad Aidone pro imperialibus serviciis. Certamente, però, Aidone non era più un casale aperto, bensì un castrum, cioè un borgo murato di qualche migliaio di abitanti, che andava suppergiù dall'attuale piazza Municipio al castello, e la sua popolazione aveva lo status giuridico di Universitas civium che le assicurava autogoverno e rappresentatività, come dimostrano gli avvenimenti successivi. Alla morte di Federico II, mentre il Papa nominava re di Sicilia Carlo d'Angiò, Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, divenuto governatore della Sicilia, tentava di mantenere nel regno i figli di Federico, Corrado, Corradino e Manfredi, mentre le principali città siciliane volevano approfittare dello sfacelo dell'impero ghibellino per erigersi a libero Comune, more civitatum Lombardiae et Tusciae; tra le più decise erano le città lombarde dell'Isola, e Pietro Ruffo guidò subito il suo esercito contro di esse. Assalita e conquistata Castrogiovanni, assediò prima Piazza, che lo respinse con l'aiuto dei Nicosiani, e poi Aidone, da cui fu respinto da Aidonesi, Piazzesi e Nicosiani uniti. Caduto Ruffo in disgrazia degli Svevi, al suo posto successe Federico Lancia, conte di Puglia, il quale riuscì ad espugnare Piazza; dopo di che, anche Aidone si arrese (1256) e fu saccheggiata, costringendo molti dei suoi abitanti a rifugiarsi altrove.
Morto Manfredi (1266) e decapitato Corradino (1268), Carlo d'Angiò poté entrare in possesso della Sicilia e la governò da Napoli, instaurando un rigido sistema fiscale, assegnando tutte le cariche pubbliche a funzionari francesi, distribuendo ai suoi fedelissimi terre confiscate ai vecchi feudatari. Ciò fece anche nell'Aidonese, assegnando nel 1272 al francese Pierre de Gap il feudo di Raddusa, tolto a Riccardo de Fisina (o Fessima).



Pagina Precedente Pagina Precedente (1/5)       Prossima Pagina (3/5) Prossima Pagina

Altro su Aidone
Sections ©
Segnalato da Webtarget.org - Migliorsito.com - < ALL WEB free >
Tutti i loghi ed i marchi sono dei rispettivi proprietari. Il resto è © 2006 AidoneWEB.org
Powered by PHP-Nuke Copyright © 2006 by Francisco Burzi.