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Aprile 2006
Le Nuvole

Strepsiade è un anziano contadino che ha sposato una donna di città, avvezza al lusso, le cui abitudini hanno sconvolto il modo di vivere di lui - e della vecchia società - basato su antichi valori: la terra, il lavoro, il risparmio. Il figlio Fidippide, che ha ereditato dalla madre il piacere dispendioso per le cose mondane, rappresenta invece la nuova società che sta decadendo, proprio perchè basata su un approccio alla vita estremamente leggero, incurante sia del passato da ricordare che del futuro da costruire. Pensando solo al piacere effimero, Fidippide dilapida i risparmi del padre, indebitandolo. Nella ricerca disperata di adattarsi ad una realtà nella quale comunque è costretto a sopravvivere, Strepsiade, volendo trovare una soluzione per eludere i suoi creditori, vede nella filosofia (che viene intesa come sinonimo insieme di scienza, religione e giurisprudenza) l'unica salvezza: a causa della sua ignoranza, infatti, crede di poter carpire dai precetti filosofici solo l'arte della parola e gli orpelli della logica, deviando a suo uso e consumo l'esercizio del pensiero, svuotandolo di un etica che è invece alla base dell'amore per il sapere, riducendo quest'ultimo ad un sofismo strumentalizzato. Socrate e i suoi discepoli rappresentano il rifiuto totale della società, il rifugiarsi in un'utopia che non ha bisogno delle leggi degli uomini, nè tantomeno delle cose che il mondo da essi costruito produce, ma che ovviamente si scontra ogni giorno - su un piano molto meno idealistico - con la fame e la miseria nella quale si è costretti quando ci si rifiuta di lavorare. E, paradossalmente, proprio coloro che non pensano ad altro che alle Nuvole, alle cose alte, si ritrovano a dover rubacchiare qua e là per poter racimolare qualche tozzo di pane.

Aristofane prende in giro la filosofia fine a sè stessa, che invece di essere al servizio degli uomini si incorona tronfia al di sopra di essi, fuggendo per pigrizia la volontà di applicarsi alle cose concrete e costruire così una società migliore; ma allo stesso tempo deride l'ignoranza, le menti ristrette che non vogliono istruirsi per migliorare, ma che si arrovellano pensando soltanto a far la guardia al proprio piccolo spazio nella ricerca di ridurre quello degli altri. Fidippide, trascinato da Strepsiade ad apprendere i precetti socratici, impara fin troppo bene la lezione: dopo aver disorientato i creditori con mille elucubrazioni, mandandoli via senza render loro il dovuto, arriva a disconoscere l'autorità del padre, picchiandolo ed insultandolo, provandogli con ragioni inverosimili la giustezza di tale comportamento, che in realtà riflette semplicemente l'abbandono dei valori che un genitore rappresenta: la dignità, il rispetto di sè stessi e degli altri, l'onore della parola data, la cura verso le persone e le cose che ci circondano.

Le Nuvole rappresentano la legge della natura, ma anche quella del mondo costruito dagli uomini. Hanno intrinsecamente una duplicità di senso: inafferrabili, lontane, sembrano essere al di sopra di tutto; effimere, sono la mutevolezza della verità, il miraggio del senso ultimo a cui l'uomo aspira. Ma sono anche - concretamente - acqua, fonte di vita, motore dell'universo, pioggia che irriga i campi e dà cibo ad ogni essere vivente.
Esse affermano che il cielo e la terra devono vivere l'uno nell'altra: non ci si può rimettere al fatalismo di un potere al di sopra di noi, vivendo nell'incoscienza e nella creduloneria: l'uomo, per andare avanti, deve acquisire consapevolezza; ma neppure ci si può affidare ciecamente al potere della mente umana, poichè questa, isolandosi dal resto del mondo - inteso come patto comune - si arrogherebbe il diritto di sovraneggiare su tutto e tutti, e si ritornerebbe ad un'epoca popolata da esseri che vivono solo per sè stessi, in una realtà fatta di continue violenze per il proprio tornaconto.

Tutti i personaggi di questa commedia ricusano il proprio impegno verso la società: i socratici, rifiutando di contribuire alla salvaguardia dell'etica, della morale comune e delle leggi che da essa discendono; Strepsiade, smettendo di lottare affinchè il proprio figlio mantenga la dignità e impari il senso del dovere; Fidippide, disdegnando la fatica del lavoro alla quale preferisce il piacere infruttuoso dei vizi.
E tutti e tre saranno puniti: i primi dal fuoco, simbolo della purificazione degli empi e dei sacrileghi; il secondo dalla disonestà dei suoi stessi pensieri, che gli si ritorcerà contro come una sorte di legge del contrappasso in terra.

La commedia tace l'ultima punizione, essendo questa insita nella stessa colpa - causa ed effetto insieme - del disinteresse al proprio futuro.

Il 21 agosto 2005 le PietreVive portano in scena “Nuvole”: non c’è il palcoscenico, perchè si è scelto di riappropriarsi del vero ed autentico scenario di Morgantina, e allo stesso tempo la scenografia è semplificata il più possibile per lasciare campo libero agli attori; la musica viene suonata dal vivo, per ricordare che il teatro è "hic et nunc". Il pubblico ha riempito l’intera gradinata dell’ekklesiasterion. 

 G. Gangi
 

 


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