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Con la manifestazione “Storie degli uomini e del cielo”, comprendente la realizzazione di cinque spettacoli teatrali, le PietreVive Onlus hanno voluto impegnarsi per la seconda volta nel coinvolgimento dei giovani Aidonesi all’interno della vita culturale del proprio paese.
Il percorso, realizzato con la collaborazione di Machine de Theatre e A.D.A., si è svolto all’interno dei luoghi della rappresentazione laica e religiosa del territorio(il teatro e le chiese) e ha avuto come oggetto proprio l’indagine sulle forme e sui linguaggi con cui l’uomo interpreta “le verità” del Cielo e della terra.
Il primo spettacolo, “Favole africane”, è stato un omaggio ad una letteratura orale, alla dimensione assoluta del racconto, la prima forma di comunicazione, che rimane valida tanto per un pubblico di bambini quanto per quello degli adulti; e così come universale è il linguaggio delle favole, altrettanto lo sono le tematiche trattate: le vicende e i comportamenti umani allegorizzati tramite lo studio e l’interpretazione di personaggi non umani.
Il secondo spettacolo è stato un salto all’interno delle dimensioni dello spazio e del tempo: “Ho visto Mostar” è una riflessione su una realtà ben localizzata, che esiste ed è contemporanea, non è interpretabile, è un fatto, è la verità palesata dell’effetto delle azioni degli uomini su altri uomini; trova la sua universalità proprio nell’essere di pertinenza umana, si riferisce al comportamento e al libero arbitrio di ognuno di noi.
Il terzo spettacolo, “Qohelet”, si riallaccia proprio a queste tematiche, ma da un punto di vista più alto, quello delle considerazioni sulla logica di tutte le vicende umane, sul senso di azioni che compiamo pensando che possano rimanere eterne ed immortali per chi verrà dopo di noi: “Vanità di vanità, e tutto è vanità” rimane un monito valido sia in senso religioso che laico.
Il quarto spettacolo, “Cantico”, si concatena e allo stesso tempo si libera dallo scetticismo gnostico di cui sopra: nel “Qohelet” la giovinezza è l’occasione irripetibile, il momento in cui l’uomo dona e riceve ciò che resterà “patrimonio” di tutta la sua vita: l’amore. E’ il momento in cui l’amore della terra si congiunge a quello del cielo, e così nel “Cantico” la passione del corpo diventa poesia immortale.
L’ultimo spettacolo, “La Genesi – Le favole del cielo”, chiude questo percorso riportandolo – come ogni ciclo di vita – al suo inizio: un immenso universo di verità bibliche, storie, riflessioni, favole, simboli che cominciano ad avvicinarsi l’uno all’altro, si contraggono, sorprendentemente si trasformano, raccontandosi a vicenda, parlandosi – chi da un pulpito che guarda al cielo, chi mischiandosi nella terra, tra i banchi della chiesa – generando da questo apparente stridore un’esplosione vitale che diventa l’inizio del convivere, il cercare e il trovare un incastro, una mediazione che diviene l’ordine delle cose, da cui parte il cammino, quello del corpo e quello dell’anima...
G.Gangi
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